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Assegno divorzile anche con lavoro in nero

§ Sintesi dei contenuti

Può avere diritto all’assegno divorzile chi, dopo aver rinunciato al lavoro per dedicarsi alla famiglia, oggi si mantiene con un’occupazione “in nero”? La risposta della Corte di Cassazione è affermativa, e tocca una situazione più frequente di quanto si pensi. Vediamo cosa ha stabilito e perché.

Il caso deciso dalla Cassazione

Con l’ordinanza n. 29627 del 2022, la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto all’assegno divorzile a un’ex moglie che, durante il matrimonio, aveva lasciato il proprio lavoro per occuparsi dei figli e della famiglia, e che al momento del divorzio svolgeva un’attività lavorativa non regolarizzata.

Il punto centrale non è il lavoro in nero in sé, ma il sacrificio professionale compiuto durante il matrimonio: aver rinunciato a occasioni di crescita lavorativa per dedicarsi alla vita familiare è proprio uno degli elementi che giustificano l’assegno nella sua funzione compensativa.

Perché il lavoro irregolare non esclude l’assegno

Si potrebbe pensare che chi un reddito ce l’ha, anche se non dichiarato, non abbia diritto a nulla. La Cassazione ragiona diversamente: un’occupazione precaria e irregolare non equivale all’autosufficienza economica. Anzi, spesso è proprio la conseguenza del fatto che, avendo abbandonato la carriera durante il matrimonio, l’ex coniuge non è riuscito a ricollocarsi stabilmente nel mercato del lavoro.

L’assegno divorzile, dopo le Sezioni Unite del 2018, ha infatti una funzione non solo assistenziale ma anche compensativa e perequativa: serve a riequilibrare lo svantaggio prodotto dalle scelte fatte insieme durante il matrimonio. Un lavoro in nero, mal pagato e senza tutele, non cancella quello svantaggio.

Cosa significa in concreto

Per chi chiede l’assegno: aver accettato un’occupazione irregolare per necessità non fa automaticamente perdere il diritto, soprattutto se durante il matrimonio si è rinunciato alla propria professionalità per la famiglia. Conta dimostrare il sacrificio compiuto e l’attuale inadeguatezza dei mezzi.

Per chi versa l’assegno: non basta sostenere che l’ex “lavora” per ottenere la revoca. Occorre dimostrare una reale autosufficienza economica, non un’attività saltuaria e precaria.

Resta fermo che il lavoro in nero è di per sé un illecito sul piano fiscale e contributivo: il riconoscimento dell’assegno riguarda solo i rapporti tra gli ex coniugi, non sana l’irregolarità verso il fisco.

Come si prova la situazione reale

Il nodo pratico, in questi giudizi, è la prova. Da un lato, chi chiede l’assegno deve dare conto del sacrificio professionale compiuto durante il matrimonio (la rinuncia al lavoro, la cura della famiglia, le mancate occasioni di carriera). Dall’altro, chi vuole evitare o ridurre l’assegno deve dimostrare la reale capacità economica dell’ex. Il giudice non si ferma alle dichiarazioni dei redditi: può valutare il tenore di vita effettivo, disporre indagini (anche tramite la polizia tributaria) e tener conto di ogni elemento concreto. È un terreno in cui la documentazione raccolta e la sua presentazione fanno spesso la differenza.

Un principio che vale in entrambe le direzioni

Vale la pena sottolineare che lo stesso ragionamento opera anche a favore di chi paga: se è il coniuge obbligato a lavorare in nero per dichiararsi “nullatenente” e sottrarsi all’assegno, il giudice può ugualmente accertarne i redditi reali e quantificare il contributo dovuto sulla base della sua effettiva capacità economica. La logica di fondo è sempre la stessa: conta la realtà economica, non ciò che risulta formalmente sulla carta.

Per capire requisiti e criteri di calcolo, leggi assegno divorzile: requisiti e calcolo e la guida al divorzio. La disciplina è all’art. 5 della legge 898/1970.

Se la tua situazione riguarda l’assegno divorzile e un lavoro precario o irregolare, non sei solo. richiedi una consulenza gratuita e valuteremo insieme la tua situazione.

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Domande frequenti

Chi lavora in nero ha diritto all’assegno divorzile?

Può averne diritto. Un’occupazione irregolare e precaria non equivale all’autosufficienza economica, soprattutto se durante il matrimonio si è rinunciato alla carriera per la famiglia.

Il mio ex lavora in nero: posso smettere di pagare l’assegno?

Non automaticamente. Per ottenere la revoca devi dimostrare una reale autosufficienza economica dell’ex, non una semplice attività saltuaria o malpagata.

Il lavoro in nero viene “premiato” dalla legge?

No. Il riconoscimento dell’assegno riguarda solo i rapporti economici tra gli ex coniugi e non sana in alcun modo l’irregolarità fiscale e contributiva del lavoro non dichiarato.

Su cosa si basa oggi l’assegno divorzile?

Dopo le Sezioni Unite del 2018, sull’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e sul contributo dato alla famiglia, in chiave assistenziale e compensativa, non più sul tenore di vita matrimoniale.

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