La perdita del lavoro, il calo del fatturato, l’aumento del costo della vita: le difficoltà economiche possono rendere insostenibile l’assegno di mantenimento fissato in tempi migliori. Ma la crisi, da sola, basta a ridurlo? E come ci si deve muovere? Vediamo cosa prevede la legge per non commettere errori.
La crisi può giustificare la revisione
Un peggioramento reale della situazione economica di chi versa l’assegno è uno dei motivi tipici che consentono di chiederne la revisione. La perdita del posto di lavoro, una grave riduzione del reddito d’impresa, una malattia che limita la capacità di guadagno sono tutti fatti sopravvenuti che il giudice può valutare per ridurre l’assegno.
I tre requisiti del calo dei redditi
Non ogni difficoltà, però, porta a una riduzione. Il calo dei redditi deve essere:
- reale e documentato: provato con dati concreti, non solo dichiarato;
- stabile e non momentaneo: una difficoltà passeggera non è sufficiente;
- non volontario: chi riduce di proposito i propri redditi per pagare meno (ad esempio licenziandosi senza motivo) non può avvantaggiarsene.
Il giudice diffida, infatti, delle crisi “di comodo”: se sospetta che l’impoverimento sia simulato o cercato, può valorizzare la reale capacità reddituale dell’obbligato e negare la riduzione.
La priorità dei figli
Quando l’assegno riguarda i figli, la valutazione è ancora più prudente: il loro diritto al mantenimento è prioritario e il giudice cerca soluzioni che, pur tenendo conto della crisi, salvaguardino le loro esigenze essenziali. Una riduzione è possibile, ma raramente azzera l’obbligo.
Cosa fare in concreto
Di fronte a una crisi economica, la strada corretta è chiedere subito la revisione, documentando il cambiamento, senza sospendere o ridurre i pagamenti di propria iniziativa. L’omissione, anche se motivata dalle difficoltà, espone a pignoramenti e a conseguenze penali. Agire tempestivamente e per vie legali è il modo migliore per tutelarsi.
Per approfondire leggi come ridurre l’assegno di mantenimento e cosa accade in caso di mancato pagamento. Il riferimento è l’art. 156 del Codice civile.
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Domande frequenti
La crisi economica permette di ridurre il mantenimento?
Può giustificare la revisione se il calo dei redditi è reale, stabile e involontario. Una difficoltà momentanea o cercata di proposito non basta a ottenere la riduzione.
Cosa devo provare al giudice?
Che il peggioramento è concreto e documentato (perdita del lavoro, calo del reddito), duraturo e non volontario. I semplici timori o le difficoltà passeggere non sono sufficienti.
Posso smettere di pagare se ho perso il lavoro?
No. Devi chiedere la revisione al giudice e continuare a pagare nei limiti del possibile. Sospendere di propria iniziativa espone a pignoramento e a conseguenze penali.
Vale anche per il mantenimento dei figli?
Sì, ma con maggiore prudenza: il diritto dei figli è prioritario. Una riduzione è possibile, ma difficilmente azzera l’obbligo verso di loro.